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Retina.it INTERVIEW 2006-2011

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2006/08 - teknemedia | alternapoli | musicaoltranza | pig mag | rockit |

 

 

 

 

 

AUDIODROME - 2011

Interviewed by Maurizio Inchingoli - July 2011 | http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7690

Abbiamo contattato via mail Lino Monaco, metà del sodalizio partenopeo insieme a Nicola Buono, per chiedergli come vanno le cose in questo periodo dopo la pubblicazione dell’ultimo lavoro recensito anche da noi, e dobbiamo ammettere che l’uomo decisamente non le manda a dire. Anzi, si presta ben volentieri alle nostre domande, con un’umiltà ed una gentilezza uniche. E di questi tempi non è poco, credeteci. Allora vi auguriamo una buona lettura, e vi consigliamo di dare un ascolto anche gli interessanti progetti che ci segnala, visto che ne sentiremo ancora parlare, ne siamo certi.

Partiamo dall’ultima fatica dal titolo composito, Randomicon: a me è sembrata più “cattiva” del solito, diciamo, quasi come un avvelenato colpo di coda dal sapore polemico e più nervoso, o forse sto esagerando?

Lino Monaco: No assolutamente, non hai esagerato affatto. Anzi, a quanto pare abbiamo centrato il bersaglio. È un periodo difficile per tutti. Non si possono fare paragoni col passato perché tutto quello che accade è nuovo e ci coglie impreparati. Sentivo giustappunto dell’aumento esponenziale dell’uso di psicofarmaci: siamo più polemici e arrabbiati del solito, ci innervosiamo facilmente anche per sciocchezze. Noi usiamo la musica come terapia…

Il vostro è un percorso artistico ponderato e ricco di esperienze, anche in campo internazionale, certamente diverso rispetto a quello di altri artisti coevi, alludo ai continui cambi di etichette e alla convivenza fra più stili: è insomma un modo per sentirvi liberi e di operare come meglio credete?

Molti dei nostri lavori sono usciti su Hefty, ma anche per Mousikelab, etichetta fondata da noi insieme a Marco Messina. Poi c’è stato il crollo del mercato discografico che ha messo in ginocchio tante realtà, e questo ormai è un dato di fatto. Abbiamo provato a far girare le nostre cose fra un ristretto numero di etichette che pensavamo potessero fare al nostro caso, nel frattempo consolidavamo i nostri rapporti con Alex Gàmez, label-manager di Störung Records / Flatmate, che ha mostrato il suo interesse per il nostro lavoro. Lasciamo che il fato ci aiuti, anche perché come tu hai ben detto cerchiamo di avere uno stile in continuo movimento e svincolato dai cliché, e non sempre è semplice incontrare i gusti dei label-manager, i quali, quando pensano di creare un’etichetta, hanno già le idee chiare di quale sarà la direzione da intraprendere.

Io credo che l’Italia sia un paese fermo culturalmente, o che per lo meno stenta a valorizzare certe sue peculiarità, anche se poi cova sotto la cenere una buona proliferazione di proposte decisamente interessanti come la vostra, ma mi vengono in mente anche altre cose, un esempio tra tutti il lavoro di Boring Machines. Qual è il vostro punto di vista a tal proposito?

L’Italia è un paese pieno di idee. Potremmo stendere elenchi enormi di persone che purtroppo emigrano in cerca di un territorio più ricettivo. La situazione catastrofica in cui ci siamo imbattuti ha fatto sì che la materia pensiero venisse momentaneamente messa in stand-by. Tra i tanti tagli economici, era inevitabile che la cultura venisse umiliata, perché considerata un bene di lusso.

Avete qualche sassolino nella scarpa che vorreste togliervi, cosi, giusto per fare un po’ di sana e vivace polemica?

Hai presente il meteorite che colpì lo Yucatan nel Pleistocene? Altro che sassolino… Evitiamo polemiche però, visto che già viviamo quotidianamente in un mondo che si nutre solo di quello.

Raccontateci del vostro rapporto quotidiano con la cultura, musicale, cinematografica, letteraria. Come la vivete, anche partendo dalle vostre radici geografiche, e come la percepite attorno a voi?

Una domanda che ci viene proposta in un momento particolare. Stiamo lavorando con una struttura che si occupa di sperimentazione culturale nell’ambito scientifico, in un progetto chiamato “Archeologia e Sinestesia”, ideato dal professore Claudio Salerno dell’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali. Un lavoro di archeologia sonora che utilizza scienza, arte e tecnologia per narrare il mondo antico attraverso una chiave di lettura “altra”. Lo staff è interdisciplinare e si avvale della collaborazione di archeologi, naturalisti, ingegneri del suono, artisti e studiosi. Nell’ambito del sonoro lavoriamo a stretto contatto con Paola Ricciardi, curatrice ed artista impegnata nell’ambito dell’arte contemporanea, e responsabile audio dell’Istituto. I diari di scavo dell’area archeologica di Pompei rappresentano la ricerca in cui siamo immersi. Nel concreto si tratta di istallazioni multisensoriali progettate in collaborazione con l’area Archeologica di Pompei. Per quanto riguarda i nostri riferimenti letterari, autori quali Aldous Huxley, George Orwell, William Gibson e Philip K. Dick rappresentano per noi una notevole fonte di ispirazione.

Ora invece parlateci del vostro legame con le tecnologie, che sono parte integrante della vostra musica.

Siamo appassionati di tecnologia soprattutto low cost, e da sempre collezioniamo macchine analogiche. Poche volte ci siamo disfatti di synths, solo in rari casi e con grande dispiacere. Questa passione ci ha spinto verso i modulari. Un’avventura davvero interessante, che Nicola riesce tranquillamente a realizzare con progetti DIY. Cosi ci stiamo espandendo con i cavi e non virtualmente, anche se non rinneghiamo il mondo dei software. Difatti questi svolgono un ruolo fondamentale nella stesura dei nostri lavori. Recentemente, con la scoperta di Quartz Composer, software di proprietà Apple, siamo diventati autonomi anche sul versante video.

Il discorso dei Retina.it si nutre voracemente di musiche che provengono decisamente dalla club culture più oscura e che lambisce anche territori vicini all’avant, o all’industrial music ? penso ad alcune cose simili ai primi Throbbing Gristle ? e alla techno più rigorosa. Come si è evoluto col tempo tutto ciò, e quali sono state le maggiori difficoltà incrociate per strada, e le sfide più coraggiose che avete dovuto affrontare?

Erano gli inizi degli anni ‘90, il cyberpunk lasciava spazio alla club culture legata alla techno, che stava iniziando ad imporsi. Giravamo spesso in ambienti a stretto contatto con dj’s attualmente molto conosciuti. Dopo aver fatto qualche release, io e Nicola decidemmo di continuare in territori dove fare musica non era viaggiare per forza su di un treno in 4/4. Questa scelta da qualcuno è stata valutata come se avessimo abbandonato il mezzo. In verità, reduci dall’insegnamento di un passato fatto di creatività artistiche non direttamente relazionate a degli stereotipi, abbiamo deciso che il nostro cammino, anche se non di facile percorrenza, doveva fare appunto riferimento ad un modus operandi adottato da una generazione di artisti nata tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli anni ‘80.

Bene, consigliateci ora qualche artista che secondo voi merita di essere menzionato…

Di recente scoperta sono i Raime ed i Tropic Of Cancer, ma anche Emanuele Errante nel suo ultimo lavoro Time Elapsing Handheld, o Zwischenwelt di Gerald Donald, e poi i Matter ? duo bolognese / vesuviano ? per arrivare infine a AnBb, Kangding Ray, e moltissimi altri…

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ROCKERILLA - 2011

Interviewed by Mirco Salvadori - June 2011 |

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DIGICULT - 2011

Interviewed by Pasquale Napolitano - 2011 | http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=244

UNIVERSI SONORI IN RANDOM

Dopo 3 anni dalla precedente release Semeion su Hefty, il duo vesuviano Retina.it formato da Lino Monaco e Nicola Buono, insieme sin dagli inizi degli anni '90, torna con il nuovo album Randomicon, su FlatMate / Störung Records.

Frutto della grande ricerca sui synth modulari, la maggior parte dei quali costruiti da Nicola Buono, Randomicon è concepito come un omaggio al random che ha determinato le origini dell'universo, un momento di insight seminale da cui si genera il caos. Caos sonoro che i Retina.it sono in grado di disciplinare attraverso una logica timbrica e combinatoria che negli anni è diventata il loro tratto distintivo.

Il cd, sviluppato da AP_AA designers, è stampato in un’edizione limitata di 500 copie, ognuna delle quali in copertina avrà un anagramma differente che è risultato delle lettere estrapolate dai titoli dei brani ed il nome Retina.it. Di questo articolato e stimolante progetto musicale, con una sguardo al passato ed un'altro nel futuro, discutiamo con Lino e Nicola: dopo qualche anno dal primo incontro con Digicult, cogliamo l'occasione per fare il punto sulla loro produzione attuale, dopo anni di attività a livello nazionale e internazionale.

Pasquale Napoletano: Siete una realtà internazionale con le radici pervicacemente salde nel territorio vesuviano, anche in un momento in cui viverci non è sicuramente semplice. A mio avviso è proprio questo radicamento viscerale che vi ha consentito di superare indenni la moda culturale del "Naples power" degli anni addietro e che si è rivelata drammaticamente effimera. Voi invece, fuori dai sensazionalismi, ci siete sempre stati. Cosa significa per voi vivere e creare in un territorio come questo?

Retina.it: Cos'e' il "Naples power"? Ci trovi impreparati sull'argomento. Cerchiamo di guardare oltre le nostre mura perimetrali fortemente motivati nel cercare qualcosa di diverso. Siamo ostinati e testardi, a volte forse un po' troppo. Filtriamo la quotidianità cercando di prendere solo quello che ci stimola in un territorio martoriato come il nostro, dove l'energia è tangibile ed estremamente forte.

Pasquale Napoletano: Nel vostro nuovo disco Randomicon, mi sembra che emerga una vena elettronica particolarmente dark, qualcosa che nel vostro suono c'è sempre stato ma che ora sgorga scevro da condizionamenti. Cosa c'è alla base di questo suono?

Retina.it: Una vita passata ad ascoltare musica in accordi minori. Il condizionamento negativo che questa società cerca di scavalcare inesorabilmente. Tanta rabbia per la cecità delle istituzioni che continuano nella realizzazione di un disegno fatto di sudditanza e clientelismo.

Pasquale Napoletano: L'elettronica, intesa come genere, ha probabilmente esaurito da tempo la sua componente pionieristica per diventare linguaggio, un modo per comunicare in modo talvolta anche molto diretto e viscerale. Cosa significa suonare elettronica, oggi?

Retina.it: Suonare elettronica oggi è come suonare il rock negli anni Settanta. Revival a parte, ogni epoca e' stata caratterizzata da un suono. In passato, in ogni casa era facile trovare uno strumento musical , anche se non veniva suonato. Oggi trovi almeno un computer e con la facilità di accesso all'informazione, e' fatta. Ogni ragazzo armato di tanta curiosità riesce a capire il modo per poter utilizzare il mezzo per un processo creativo come la musica.

Pasquale Napoletano: Paralndo sempre del nuovo disco, come nasce Randomicon, un tributo, come si legge dalle note di copertina, al concetto di random? E, aspetto davvero importante nel vostro universo espressivo, come sarà dal vivo?

Retina.it: Esiste un modulo synth analogico della Buchla che si chiama Source of Uncertainty. Gli dai un input lui ti restituisce output diversi da quello originale e tutto rigorosamente in modo casuale. Nicola ha ricostruito un progetto simile ma più piccolo: in pratica questo piccolo strumento rispecchia in totalità quello che noi siamo. Come l'esplosione di una supernova che genera mondi nuovi, così nel nostro piccolo cerchiamo di esplodere per creare piccoli microcosmi fatti di suono, il tutto rigorosamente in modo randomico.

Per la presentazione del live, ovviamente abbiamo dei punti fermi da cui partire, ma ti assicuriamo che di volta in volta, anche se i pezzi hanno una loro riconoscibilità e caratterizzazione, prendono forme e sfumature diverse. Il tutto dipende dai molti fattori che caratterizzano un qualsiasi evento live, a partire dall'impianto di diffusione sino ad arrivare all'audience.

Pasquale Napoletano: Mi è sempre interessato il vostro lavorare sui processi, arrivare cioè ad un suono solido e strutturato attraverso procedure non convenzionali. Avete sperimentato processi nuovi anche stavolta? E, a tal proposito, il rapporto con l'etichetta FlatMate e la produzione di Alex Gamez hanno influenzato il vostro modo di lavorare?

Retina.it: Talvolta i processi nuovi si hanno con l'ingresso nel set up di strumenti nuovi su cui iniziare ad investigare, hardware o software che siano. Da qualche anno, precisamente dopo il viaggio a Chicago negli studi di John Hughes della Hefty, dove abbiamo realizzato un album ancora inedito al quale siamo particolarmente legati, ci siamo ritrovati di fronte ad un synth modulare di proporzioni inaspettate.

Dal "buchla" al "sinth" , da "doepfer” al “wiard", passando per un "tb 303" rigorosamente modificato “Devil fish”, ad un "fenix" costruito in pochi esemplari, tutti perfettamente "patchabili" tra loro. E' nata in noi la voglia di intraprendere un viaggio, molto dispendioso, nel mondo della sintesi analogica modulare. Con le dovute proporzioni, stiamo tuttora customizzando un "synth" modulare, in parte comprando moduli della Doepefer, Cweijman, Harvestman ed in parte costruendoli. Nicola, che e' la mente ed il braccio dietro questo lavoro, ha già ultimato una sessantina di moduli, cloni di Moog, Arp, Paia, alcuni dei quali sono già stati largamente testati nella stesura di Randomicon. Attualmente e' alle prese con un VCO "ASM" e un VCF "EMS" .

Tutto sommato, questa new entry ripercorre quasi lo stesso tragitto che eravamo soliti fare nel costruire suoni. Da sempre abbiamo utilizzato lo studio come se fosse un unico solo synth modulare. Passavamo i suoni nei vari Korg , Yamaha, Doepfer, che sono provvisti di un ingresso audio per usarli come filtri. Di lì si passava per multieffetti e modulatori. Dunque, potremmo definire questo un processo analogo a quello della costruzione di un suono su di un sistema modulare.

Per quanto invece riguarda il nostro rapporto con Flatmat, è tutto molto easy. Conosciamo Alex Gamez personalmente ed e' una persona tranquillissima. È anche grazie lui che siamo entrati in contatto con lo studio di designers Ap-AA, i quali hanno sviluppato il concept della copertina del nostro album, che come ben saprai e' differente per tutte le 500 copie.

Pasquale Napoletano: Unite sempre ai brani un solido corollario video performativo in grado di stabilire col suono un rapporto inestricabile, tanto che non si riesce a percepire il suono separato dalle immagini e viceversa. E' successo lo stesso anche per questo lavoro?

Retina.it: Nelle nostre prime performance dal vivo, usavamo le diapositive. Non semplici diapositive, bensì piccoli microcosmi nei quali mettevamo oli, colori, polveri etc. Con il calore della lampada, i liquidi iniziavano a muoversi creando immagini talvolta caleidoscopiche e dal sapore un po' hippy. In seguito, abbiamo lavorato con amici vj che ci aiutavano nel live. Recentemente, un po' stanchi di queste collaborazioni sporadiche, abbiamo deciso di sperimentare autonomamente anche questo lato della performance dal vivo. Eravamo però indecisi su quale software usare. Abbiamo chiesto a Claudio Sinatti qualche consiglio, e lui ci suggerì di usare Quartz Composer, un software modulare che usa un linguaggio di programmazione visuale simile a Max/Msp e facilmente gestibile tramite applicazioni audio come i vari software Ableton e Logic. Ovviamente siamo alle prime armi e i risultati non sempre ci soddisfano, stiamo ancora studiando e contiamo prima o poi di seguire un buon workshop, anche se attualmente non ne sentiamo l'urgenza grazie alle ottime community online, tra cui Kineme, che si occupano ampiamente di questo software.

Pasquale Napoletano: Guardando alla vostra carriera in un'ottica più generale e pensando all'attenzione che avete mostrato per maestri del passato come Shaeffer e Gesualdo nei lavori presentati a Flussi 2009 e Sentieri Barocchi, insieme al Conservatorio di Avellino tra 2009 e 1010, quali sono gli artisti sui quali vi siete formati? E, più recentemente, ci sono stati artisti, ovviamente non necessariamente legati al mondo dell'elettronica, che vi hanno colpito in maniera particolare?

Retina.it: Tanti, tantissimi. Proviamo a dare delle coordinate: da Spk a Nitzer Ebb, passando per Autechre, arrivando ad oggi con Anbb. Tutto ciò che ci sta di mezzo rappresenta il nostro background musicale. Sviluppando un interesse nuovo per i video, abbiamo scoperto un po' di artisti interessanti ed innovativi: Candas Sisman che con il suo video Flux ci ha praticamente ispirato nella realizzazione del video di Randomicon, Quayola con il suo lavoro presentato ad Earthquake di Avellino nel Dicembre 2010. Sul versante musicale, ci e' piaciuto molto Senking, ma anche Scorn e i nostri amici Matter di cui siamo fan da sempre. Senza in questo dimenticare le ristampe di classici album new wave: Sound from the lion mouth e Half machine lip mores, rigorosamente in vinile.

Pasquale Napoletano: Anche se con i suoni più enigmatici è molto facile, ascoltando i vostri dischi o i vostri live-set, voi oscillate ogni tanto nei tempi della danza. Per farla breve, una domanda Cartesiana: dance-hall si o dance-hall no?

Retina.it: Oscillare sulle XYZ non e' un male anzi. Diciamo sì alle danze, ma con moderazione.

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TEKNEMEDIA - 2006

Interviewed by Giulia Mainenti- 15.06.2006 | http://www.teknemedia.net/magazine/speciali/dettail.html?mId=1311

Retina.it è l’altro progetto italiano che insieme a FLxER sarà presente al Sonar di quest’anno;
il loro concerto si terrà all’interno del programma del Sonar by Day nella sezione SonarDome il 17 giugno.
Abbiamo intervistato Lino Monaco che insieme a Nicola Buono formano i Retina.it.

Retina.it è Lino Monaco e Nicola Buono.
Si conoscono all’inizio degli anni ’90, quando - entrambi impegnati come dj in vari club napoletani - si ritrovano a parlare di un disco della Minus Habens.
Dallo scoprire analoghi interessi, gusti e predisposizioni nei confronti della musica, a decidere di iniziare a creare qualcosa assieme il passo è breve: nel ’94 incontrano il dj Rino Cerrone e insieme fanno nascere i Qmen uno dei primi gruppi di musica elettronica nati all’ombra del Vesuvio, in cui sono ancora evidenti gli echi della prima New Wave degli anni ’80.
Dalla ultime tracce di Qmen nasce Retina.it che impressiona favorevolmente un’importante label di Chicago, la Hefty Records, la quale decide di pubblicare il loro lavoro d’esordio “Volcano”.
Da qui nasce una collaborazione regolare con questa etichetta e con la quale oggi si presentano al Sonar.

GM_Ciao Lino, inizio domandandoti se pensi che il re-mix audio, video, possa creare qualcosa di veramente nuovo rispetto a ciò da cui parte.
LM_Senz’altro. Entrano in gioco molti fattori e mezzi che lasciano un’ampia manipolazione dell’opera: per tanto penso siano più i limiti dell’artista, a poter segnare l’evoluzione della stessa

GM_Che differenze sostanziali trovi fra la cultura del campionamento e quella della programmazione.
LM_Per “gusto” personale non vi trovo alcuna differenza dal creare un suono usufruendo di un campionamento digitale di base ed uno di programmazione, come ad esempio la programmazione di un vecchio synth analogico o software . Trovo entrambe le possibilita’ di espressione valide e soddisfacenti

GM_ Relativamente alla peformance audiovisuale, dai valore uguale o diverso alla musica e al video?
LM_ In tutti questi anni abbiamo focalizzato il nostro interesse sull'audio, affidandoci, per la parte video, al gusto e alla collaborazione di bravi videomakers come Claudio Sinatti, Mattia Casalegno -Kinotek-, Pierpaolo Patti, Stefano Cormino. “Mnelettritalis” è l'ultimo lavoro che presentiamo live con Claudio.
Con Pierpalo Patti, recentemente, abbiamo ultimato due istallazioni, "Roger" e "Compianto", presentati in diverse mostre e festivals.
In casi di collaborazione di questo tipo, le componenti audio/video sono sullo stesso piano, l'una non esclude l'altra, bensì si completano.

GM_Sempre per quel che concerne la performance A/V, quanta libertà pensi che l’immagine lasci all’immaginario e quanta la musica
LM_Penso che il suono dia piu’ spazio alla creatività interiore dell’ascoltatore.
Mentre l’elaborazione dell’immagine, e’ a mio avviso qualcosa di piu’proiettivo, delineato dall’artista

GM_Al Sonar 2006 vi esibirete live nello showcase presentato dall’etichetta Hefty Records di Chicago, con la quale infatti dal 2001 con il CD “ Volcano” spesso vi trovate a pubblicare; qualche battuta su questo progetto?
LM_Presenteremo il nostro ultimo Ep pubblicato su itunes sempre per la hefty. Di questa uscita in digitale, sara’ disponibile a breve anche una versione cd con tracce estratte dalla serie di vinile usciti nel 2001.

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ALTERNAPOLI - 2006

Interviewed by Luigi Picazio- 07.11.2006 | http://www.alternapoli.com/v2/articolo.asp?ida=506&idsez=2

Gli smanettoni dell'elettronica
Un dominio web che ha il sapore dell’elettronica. Di quella buona. I Retina.it, aka Lino Buono e Nicola Monaco, dopo essere stati i protagonisti di coinvolgenti performance nella penisola e all’estero (13° edizione del Sonar festival 2006) si raccontano e danno qualche “dritta”. Tra lattine e synth.

I Retina.it hanno un background techno mai rinnegato, pur orientando la ricerca su tracciati diversi, sperimentali,innovativi. Dopo oltre dieci anni di (meritata) presenza in campo, quali sono le mutazioni che hanno interessato la scena elettronica partenopea?

Napoli ha da sempre offerto un’ottima piattaforma alla sperimentazione, non solo elettronica. Se partiamo dai lontani anni ‘70 non possiamo far altro che menzionare Osanna e Napoli centrale, e dello stesso periodo e' d'obbligo citare un autore oscuro che si avvaleva di collaborazioni di tutto rispetto quali Tony Esposito, Alan Sorrenti e Shawn Philips. Luciano Cilio , questo il suo nome, era un autore all'avanguardia coi tempi, che di certo non avrebbe sfigurato al fianco dei più noti Cage, B. Eno, Sylvian. Negli anni ‘80, i Contropotere erano autori di una miscela fatta di Hard Core ed Industrial, un intruglio di ritmi Postindustriali sapientemente mixati all'energia della punk culture. I ‘90 sono invece lo scenario dei primi Rave che si tenevano negli spazi occupati del “Tien'a ment” o in giro per la Campania.
E questa è storia recente. Rino Cerrone, Marco Carola, Gaetano Parisio, Danilo Vigorito, Roberto Biccari sono solo alcuni dei nomi fuoriusciti da questo fermento, che era al pari di qualsiasi altra scena europea, ma che ai tempi, in suo sfavore, aveva la poca informazione e la mancanza di una buona organizzazione di base.

Come valutate il rapporto audio/video all'interno della performance?

La sinergia creata può dare risultati stupefacenti. Non bisogna, però, sottovalutare la potenza descrittiva della musica. Difficilmente potremmo assistere ad un video senza il commento audio, viceversa sì. Siamo nati come esploratori del suono e abbiamo continuato sulla stessa linea per tutti questi anni. Ciò non significa che non siamo interessati alla comunicazione video .Diverse volte abbiamo collaborato con Video makers quali Claudio Sinatti , Mattia Casalegno, e la coppia di compaesani Patti - Cormino, nella realizazzione di live set, video clip, istallazioni e cortometraggi.

Analogico o digitale. Qual è l'approccio che vi caratterizza maggiormente? Prediligete l'utilizzo di campionatori o dedicate una maggiore attenzione ai software di campionamento?

Di certo preferiamo la fisicità degli strumenti. In studio continuiamo a lavorare sui synth e campionatori, ed i risultati li registriamo in audio per poi sviluppare gli arrangiamenti. Siamo ancora molto affezionati alla materia per distaccarci totalmente e vivere di virtualità.

Raccontateci il processo creativo in studio che interessa la stesura di un pezzo dei Retina.it.

Come si dice in gergo in studio siamo degli smanettoni. Iniziamo nei modi più svariati, da un feedback della catena effetti ad un groove costruito su samples catturati nel registrare i suoni di vari materiali e oggetti: tubi, lattine, penne a scatto insomma tutto ciò che possa procurare una timbrica.

Un buon consiglio da dispensare alle cuffie. In questo periodo chi bisogna tenere sott'occhio (e alle orecchie) a Napoli?

Ci sarebbero un po' di realtà delle quali parlare. Emanuele Errante, fautore di un interessante progetto ambient che ha da poco pubblicato un cd con la label canadese apegenine. Altro nome e' quello di climnoizer, anche lui musicista napoletano, alle prese con un ellettronica jazzy molto breakata e di prossima pubblicazione su Mousikelab. Apprezziamo particolarmente la Titbit records, label napoletana gestita da Davide Squillace, Walter del vecchio (Quiroga), Giancarlo Lanza (D.A.T.A) e Carola Pisaturo. Infine Matter, con i quali di recente abbiamo condiviso il palco del Covo a Bologna.

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MUSICAOLTRANZA - 2006

Interviewed by Matteo Trifirò - 13.11.2006 | http://www.musicaoltranza.net/archivio/interviste/retina.php

I Retina.it sono Lino Monaco e Nicola Buono, due dj napoletani che sono stati capaci di accumunare le proprie passioni al punto da essere entrati a far parte della scuderia Hefty (Slicker, Telefon Tel Aviv) ed arrivare a partecipare all'ormai famosissimo Sonar festival di Barcellona. Ecco come hanno risposto alle nostre domande :

Inizierei parlando della vostra esperienza al Sonar 2006, come unico progetto italiano insieme a Flexer, ora documentata sul podcast della Hefty; cosa ci dite in proposito? Come ci si sente ad essere protagonisti attivi di una manifestazione di tale portata?

Ti dobbiamo correggere (ops, iniziamo bene ..ndr), tra i progetti presenti al sonar c'era anche quello dei Pigna People, ovvero Passarani, De bellis ,Pierro.
Senz'altro una bellissima esperienza. di certo se ci fosse stato un impianto ad un volume adeguato, ci saremmo divertiti di piu'.

Putroppo non sono riuscito ad essere presente al Covo di Bologna per il vostro live, ma mi è stato descritto come “troppo bello, con ottimi suoni ed un ottimo groove, sono stufo di minimal techno”. Intanto vi chiedo come vi siete trovati suonando a Bologna e se avete qualche particolare commento sui ragazzi della netlabel bolognese Homework che vi hanno fatto da guest.

Conoscevamo Homework gia' da tempo , sin dai loro esordi, grazie ad un amico in comune. Che dire, sono delle persone ottime con tanta energia e voglia di creare musica.
Deepalso ha proposto un set elettrofunk molto coinvolgente destreggiandosi con sapienza tra sequencer e mixers. Tra gli'altri hanno suonato i Matter, un duo che si affaccia da poco sulla scena elettronica autori di un sound elettroindustrial, amici di vecchia data residenti ora a Bologna.
Siamo stati benissimo, ed abbiamo trovato un pubblico preparato a determinate sonorità. Tra l'altro anche l'impianto P.A. Rendeva giustizia ai sets.

Come terza cosa volevo sapere cosa pensate di questo fenomeno Minimal che ultimamente, nonostante esista da un sacco di anni, sta prendendo piede con una velocità impressionante. Avete mai accarezzato l’idea di produrre Minimal?

Siamo cresciuti in ambienti Techno Minimali. Qmen e' stato Il nostro primo progetto live e studio insieme a Rino Cerrone. Pubblicammo tre 12" ,di cui il primo su Design di Marco Carola.
In quel periodo,tra il 95 ed il 97 le consolle napoletane vedevano spesso la presenza di ospiti come Hawtin, Mills, Damon Wild, Surgeon etc. Ad oggi questo genere ha cambiato pelle ma la sostanza rimane inglobato nella formula della cassa dritta. Eravamo piu' propensi a cercare nuove dimensioni,grazie al nostro background, e lo facevamo creando tracce che entravano in contrasto con la dance.
Per questo noi due scegliemmo di percorrere una strada diversa .

Parliamo della Hefty .. anzi parlatene voi !!!! Che rapporto avete col “boss” John Huges?
(leggi intervista)

Una crew molto affiatata. John nella sua impresa e' accompagnato da validi collaboratori.
Siamo spesso in contatto con loro, specie nell'ultimo periodo ,discutiamo le ultime cose per la nostra prossima release.
Con tutti loro ci siamo incontrati diverse volte , e dobbiamo dire che sono delle persone molto aperte e simpatiche .Con john abbiamo fatto un remix, anzi una specie di collaborazione tra noi-retina/slicker- ed Sts9, tutto rigorosamente via chat. Ci siamo scambiati i file per la stesura del brano Machinaw Peeper Division, finito su History is Bunk .
E' stata davvero una grande esperienza, un pomeriggio in diretto contatto con John , che aspettava i file per ascoltare passo passo suggerendoci accorgimenti nella realizzazione del brano.

Cosa ne pensano in casa Hefty della musica di casa nostra? Quanto, secondo voi, la musica italiana è presente nel mondo?

Ci siamo trovati a discutere diverse volte della musica italiana, Hughes e' un fan dichiarato di Ennio Morricone, ed un ascoltatore attento. Recentemente ci ha spiazzato facendoci ascoltare e conoscere un cd di un compositore napoletano di nome Luciano Cilio,scomparso agli inizi degli anni 80, e dobbiamo dire che e' stata una sorpresa enorme. Siamo convinti che un pezzo di italia e' presente nella musica del globo. Forse la percentuale rispetto ai paesi come la Germania o l'inghilterra e' davvero bassissima. Ma quel poco che riusciamo ad esportare pare sia davvero di ottima qualita'. Crediamo che uno dei nodi cruciali per essere piu' presenti nel mercato estero, sia il lavoro di validi promoter e distributori. Cosa che accade molto raramente data la carenza di entita' in questo settore.

E voi? Cosa ne pensate? Quale tra le band italiane ritenete dovrebbe essere maggiormente conosciuta al resto del mondo?

L'italia ha da sempre dato un ottimo contributo alla musica. Pensiamo agli anni 70.....Area, Battiato. Gli inizi degli anni 80 , L'italo Disco fenomeno ora setacciato dai piu' grossi produttori di musica dance. In campo Punk-wave , beh ci sarebbero da citare un po' di nomi , Gaznevada, Pankow, CCCP, NOIA. Mentre nell' Industrial , Sigillum S, Maurizio Bianchi, citato anche nel manuale di cultura industriale edito dalla Re-Search.E poi gli anni 90 e la techno : Carola , Cerrone, Vigorito.... Andiamo avanti ? Tra le proposte che vorremmo vedere piu' presenti nel mercato europeo, beh, diciamo i nostri artisti e colleghi , ovvero Marco Messina e gli Ether.

Parliamo della vostra musica; quali procedimenti seguite nel comporre una traccia? E quali macchine ( o software) utilizzate?

Non usiamo un metodo standard. Talvolta siamo partiti anche dai rumori di fondo del nostro studio, e ti possiamo assicurare che dato la qualità dei ns strumenti siamo nel vortice delle interferenze. Ad ogni modo usiamo programmi classici di notazione midi/audio, un sequencer analogico, il buon vecchio campionatore, diversi synth Mono/poly analogici; siamo legati particolarmente ad un Chroma Polaris in agonia, e fin tanto non tirera l'ultimo sospiro riusciremo sempre a tirar fuori qualcosina di strano ed incomprensibile dal suo stato Mesmerico.

Come vi rapportate nei confronti delle nuove tecnologie e tecniche di produzione?

Assimiliamo e facciamo nostro quello di cui sentiamo piu' il bisogno. Non facciamo un largo uso di software, perche'abbiamo un bel po' di macchine che continuano a stimolare la ns attenzione. Ma non possiamo negare che dagli esordi, con un computer Atari 1040, ad oggi, con l'ausilio di processori potentissimi, il pc ed i software sono sempre piu' presenti nel processo di composizione.

E nei confronti delle nuove forme di distribuzione musicale? Il vinile, a mio avviso, non tramonterà mai; ma il cd è già con un piede nella fossa .. tolte le banali motivazioni di risparmio e comodità nell’acquisto, io credo che il rito di scartare/premere play/svaccarsi sul divano per leggere le note dell’album sia la perdita maggiore in tutto questo discorso .. sarà sentimentalismo? Mah !!!

Il facile accesso all' informazione ha fatto si che tutto il rituale della Fase prima dell'ascolta venisse automaticamente annullato. Il download,con un colpo di spugna , ha cancellato tutto.
Prima spendevi tutte le energie economiche , intellettuali e fisiche per realizzare i tuoi desideri. Leggevi , mettevi da parte economie uscivi di casa e perdevi interi pomeriggi nel negozio di dischi.
Alla fine rientravi con una voglia di ascoltare quello che ti eri portato a casa.
Ora basta solo leggere un nome o seguire una segnalazione, per fare un copia ed incolla, da un browser al tuo client preferito, ed avere cosi accesso in pochissimi minuti alla musica desiderata. Arrivare subito alla meta, puo' essere un pregio, ma stando cosi le cose sembra essere diventato un difetto.

Avete una band o un artista con cui volete a tutti i costi collaborare? Pecrhè?

Sarebbe un elenco noioso, c'e ne tanti di artisti che ci hanno ispirato e continuano a farlo con il proprio lavoro. Ed uno di questi, di cui sinceramente preferiamo non farne nome, ci ha gia' contattato, aspettiamo solo di procedere ed avere certezze.
Anche John Hughes e' tra i nostri prescelti. E' eclettico, perfezionista e molto bizzarro.
Tra l'altro in pochi mesi finira' di completare il suo studio..... Il perfetto parco giochi per bimbi come noi :))

E qualche label su cui pubblicare un vostro album?

Siamo in ottimi rapporti con diverse label estere. Tra queste Laboratory Instinct, gestita da 2 giapponesi che vivono a Berlino.
Siamo in contatto da diversi anni,ed ora sembra di essere a buon punto. Abbiamo un album pronto per loro che dovrebbe veder luce nei primi mesi dell'anno prossimo.

Raccontateci il perché del vostro nome (ma, why Retina.it .. direbbe il buon Steve).

In principio era solo Retina, un nome legato anche ad una citta' antica, quella di Ercolano ( cosi la chiamava Plinio nei suoi scritti) .Dopo l'uscita di Volcano.Waves siamo stati costretti ad aggiungere il .it perche' un gruppo ebm americano ne reclamava la paternita' per vie legali. Cosa avrebbe fatto il buon Steve? (avrebbe soppresso il gruppo, risposta del buon Steve, ndr)

Parlateci del vostro background; con che musica siete cresciuti?

L: Ero appena dodicenne quando un gruppo composto da 4 robot si presento in un programma televisivo su Rai 1, credo fosse RisKiatutto, rimasi folgorato. Il giorno dopo corsi a comprare il 45 giri "The Robot". Da li in poi mi si aprirono tantissimi orizzonti.Iniziai ad ascoltare la prima wave, coi devo B52's e Talking Heads.
A 13 anni mi inbattevo nei Bauhas, Crass e Dead Kennedys ,ascoltando album aquistati da un amico in visita di parenti a Glasgow .L'informazione era poca e l'unica fonte piu' vicina a noi era quella del buon vecchio Rockerilla, la reperibilita' dei dischi invece era quasi nulla :(
Per tutti gli anni 80-90 non ho fatto altro che ascoltare , collezionare musica e proporre selezioni nei club di wave ed elettronica. Ultravox , John Foxx, Gary Newman, Chris and Cosey , Clock Dva, Nitzer Ebb, T.G e Neubaten......ma anke laibach coil D.in june spk etc etc etc....

N: i miei primi ascolti sono legati al mondo dance. Ero un novello Dj techno, fino al giorno in cui, leggendo fanzine, capìi che la musica elettronica non era fatta solo di cassa in 4/4.
Decisi di acquistare dei dischi della "minus habens" e davanti a me si aprirono nuove visioni. Successivamente conobbi Lino, che mi passò un bel po di musica. Mi innamorai subito di bands come Front 242, NIN, Clock Dva ed altri di questo filone.
Ed ancora i dischi di Brian Eno, Wobble, Vidna Obmana, Steve Reich, Philip Glass, Bill Laswell,.. di sicuro questi artisti mi hanno ispirato molto Ma la vera illuminazione la ebbi ascoltando "electronic eye:closed circuit di Richard Kirk".

Cosa ascoltate invece oggi?

L: Sto Riascoltando I Bauhaus. Pochissimo, gli album di nuova uscita, tra questi Nine Horses di Sylvian/Friedman e tantissima ambient music. Al momento non sto ne aquistando ne scaricando. L'ultimo aquisto e' stato un cd di Benge su expanding records......in effetti Mi hai colto in un periodo di stasi.

N. ultimamente sono nel vortice del caos . Su iTunes ho troppi mp3 , spesso metto in Random play (quale buon figlio della cultura randomica) e faccio scorrere l'audio fino a fine giornata, spesso senza capire chi sta suonando.
Mi manca la fisicità del supporto. Comunque sto ascoltando dischi di Atom Heart ed Aphex Twin con tutti i loro progetti collaterali. Sono due artisti che ho sempre messo da parte, oggi con piacere li sto riscoprendo. Ultimamente i miei ascolti sono rivolti perlopiu' ad artisti d'ambiente come Amir Baghiri Austere, Biosphere, Deaf Center, Bass Communion ma anche Arovane, Andrea Parker, Lusine, Bad Loop (uscito solo su netlabel) David Sylvian, Felix Kubin, Erast, Monolake....

Ultima domanda : progetti per il futuro?

L: Ritornare in India, per mangiare del Buon Masala Dosa.

N: Adottare un Koala ed un Procione :-)

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PIG MAG - 2006

Interviewed by Pippi Langstrumpf - 07.2006 | http://www.pigmotel.com/it/mag/2007/03/09/sonar-2006-sonar-2007/#more-1465

PL: - Quale disco vi ha sconvolto la vita?
Lino: - Un 45 giri dei Kraftwerk nel lontano 77… avevo circa 12 anni. (NdLangstrumpf: Trans-Europe-Express)
Nicola: - Concordo sui Kraftwerk, ma aggiungerei anche Richard Kirk.

PL: - Come avete iniziato?
Lino: - Circa 12 anni fa. Era l’inizio dell’espansione dell’elettronica low cost: si correva alla ricerca di vecchi synth analogici che venivano barattati per poco perché non c’era ancora l’avvento del digitale. Negli anni ‘80 eravamo già appassionati di elettronica e ascoltavamo tantissima new wave… abbiamo seguito la scena nel corso degli anni e poi è arrivata l’onda acida e ebm dal Belgio come i Front 242, poi abbiamo seguito la scena inglese e lì ci siamo incontrati. Nicola è più giovane di me e ha un’esperienza come dj, io come selctor e ho fatto parte di band new wave. La prima si chiamava Vox Zema, come il prodotto per la barba!

PL: - Da dove viene il nome Retina?
Retina: - Ci piace giocare con le parole per ottenere nomi inconsueti che, visti dal nostro punto di vista, hanno un minimo di senso. All’inizio Retina veniva dalla retina vera e propria, è un nome legato alla tecnologia. Poi abbiamo scoperto che in America esiste un gruppo Ebm (di cui non avevamo la minima idea) che si chiama Retina e ci ha citati mediante gli avvocati. A quel punto abbiamo aggiunto un ‘.it’: Il disco ormai era già uscito ! Questo nome è legato anche al posto dove viviamo, una località che in antichità si chiamava Retina e ora Resina, individuabile con Ercolano. Di qui la crasi tra Retina e Marco Messina: i Resina, che si incontrano a metà strada tra Napoli e Pompei.

PL: - Come è nata la vostra collaborazione con Marco Messina?
Retina: - Una lunga amicizia. Marco è un dj e producer napoletano, membro dei 99 posse. Tutto è iniziato nel 2002, anche se ci conosciamo dagli anni ‘80. Dopo la nostra pubblicazione su Hefty abbiamo iniziato a lavorare inisieme in studio: insieme abbiamo creato il progetto Resina e la nostra label Mousikelab. Il progetto è andato avanti e ora abbiamo un piccolo catalogo, ma siamo molto soddisfatti. Di recente abbiamo prodotto gli Ether e il disco sta avendo buoni riscontri anche In italia, la cosa ci fa molto piacere.

PL: - Con quali artisti video collaborate?
Retina: - Lavoriamo con Matkinotek di Roma e con Claudio Sinatti di Milano. Con Claudio abbiamo creato un progetto, Mnelettritalis, che presentiamo durante i festival: una selezione di campioni di immagini da montare dal vivo in sincro con l’audio. La sintesi della performance è la frammentazione di immagini di documentari con temi religiosi, vulcani.
Per quanto riguarda Matkinotek, ci affidiamo al suo buon gusto, usa max/msp/jitter per produrre frattali, materiali astratti.
Collaboriamo anche con un vj e autore di short movie: Pierpaolo Patti. Insieme a lui lavoriamo su cortometraggi e installazioni.

PL: - Cos’è il Sonar per i Retina?
Retina: - Una meta! Anzi, direi una sfida!

PL: - Come è composto il vostro live show?
Retina: - Un Powerbook, Ableton live… lo usiamo da poco, prima ci portavamo un hard disc con 8 tracce separate e un sequencer… creavamo dei canovacci e per fare delle improvvisazioni. Ora cerchiamo di essere più precisi.

PL: - Cosa succede nel futuro prossimo dei Retina o Retina.it?
Retina: - Intendi nel futuro immediato?! Sta uscendo un mini ep per Hefty esclusivamente in digitale su Itunes. Inoltre John (NdLangstrumpf: art director dell’etichetta) ha deciso di raccogliere del nostro materiale che era uscito solo in vinile nel 2001: sarà ristampato con altre tracce inedite.

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ROCKIT - 2007

Interviewed by Simone Caronno - 06.10.2007 | http://www.rockit.it/pub/i.php?x=00000659

Lo scorso giugno è uscito per l'americana Hefty records "Semeion", una raccolta di remix e tracce inedite dei Retina.it. Il duo di Pompei, in anni e anni di carriera, si è ritagliato uno spazio importante nella scena IDM italiana. Oggi sono uno dei nomi che ci rappresentano meglio all'estero. L'intervista di Simone Caronno.

Innanzitutto, come è andata a Chicago? Meglio Chicago o Pompei?
Benissimo. Appena arrivati John (John Huges, proprietario della Hefty Records, NdR) ci ha portato nel suo nuovo studio, nonostante la stanchezza per il jetlag ci siamo messi subito al lavoro. Quei 5 giorni sono schizzati via velocissimi ma sono stati intensi, sia sul lato umano che lavorativo. John è un personaggio bizzarro tanto quanto la musica che produce. Insieme abbiamo imbastito una dozzina di tracce e di recente ci ha inviato un paio di bozze, ci stiamo lavorando. Avere a disposizione un synth modulare grosso quanto una libreria a muro non ti lascia tanto tempo libero per le passeggiate turistiche e le notti folli. Durante il nostro soggiorno ci siamo concessi ben poche uscite nella grande metropoli. Ma avevamo già avuto occasione in passato di saggiare le sorprese di questa città.
Tra l'altro siamo stati spettatori di un evento naturale ciclico che si ripete ogni 17 anni: l'invasione delle cicale. Immagina milioni di questi insetti che cantano tutti insieme all'unisono. Ci siamo subito attivati, abbiamo raccolto alcuni di questi insetti arancioni e neri, grossi quanto una noce. Li abbiamo portati in studio e con un paio di buoni microfoni abbiamo campionato il loro canto stridente. E' stata un'esperienza magnifica che ricorderemo con tanto affetto e nostalgia. Fare un paragone tra le due città è piuttosto arduo, Chicago rappresenta per noi la musica, Pompei il quotidiano.

Titoli come "Civiltà meccanica" denotano un certo distacco dal reale. Poi intitolate un pezzo "Zucchine alla Scapece". Siete dei giocherelloni o sbaglio?
Si ci piace molto scherzare, prenderci poco sul serio. Ma quando ci concentriamo sulla musica tiriamo fuori il nostro lato più intimo e serio.

Il genere che proponete è solitamente privo di messaggi. Ci sono artisti, però, che sono riusciti ad amalgamare il glitch con la forma canzone: Bjork e Piano Magic, per dirne due. Anche voi avete avuto un'esperienza simile, collaborando a Nous (progetto di Meg e Marco Messina, entrambi ex-99 posse, NdR). Come è andata?
Quella con Meg e Marco è stata una bella esperienza, ci chiesero di partecipare ad un loro brano "Il canto di ariel". Il nostro contributo si è limitato all'aggiungere alcune parti ritmiche ed ambientali. Ma Nous non è la sola collaborazione con voci. Contiamo altri due featuring che non sono mai usciti ufficialmente. Abbiamo collaborato con un gruppo berlinese che incide per la Kitty yo, Tape vs rqm, ne è venuta fuori una traccia industrial hip-hop molto serrata. E poi con Bosco & jorge, gruppo di Chicago che ci ha chiesto di remixare un pezzo a nostra scelta tra quelli di un loro album. Abbiamo scelto un brano con la voce di Frank Navin di Aluminum Group, il corno di Rob Mazurek (Chicago Underground e Isotope 217) ed il drumming di John Herndon (Tortoise).

Certi, parlando di musica simile alla vostra, dicono "isolazionismo". Vi ci ritrovate?
Avendo uno studio situato nella periferia del tutto, si, certo che ci ritroviamo.

Come vedete la scena IDM italiana ?
Ci sono moltissime proposte interessanti. Assolutamente paragonabili ai più blasonati artisti d'oltralpe, e talvolta anche una spanna al di sopra questi. Ma sai, c'è una certa chiusura rispetto al sottobosco nostrano. Qualche giornalista estero recensendo il nostro disco ha detto che l'Italia non ha una tradizione nella musica elettronica. Niente di piu' errato. Da quando iniziammo ad oggi abbiamo assistito al moltiplicarsi in modo esponenziale di nuovi progetti di musica elettronica. Crediamo che non ci sia bisogno di fare grossi elenchi, basterebbe citare lo studio di fonologia della Rai di Milano, negli anni 60 era uno dei più grossi d'Europa.

Avete indetto un web contest dove chiunque poteva remixare un vostro brano e ad un web contest capita di tutto. State avendo delle sorprese?
Intanto vogliamo ringraziare Matteo di Musicaoltranza per averci chiesto di fare il contest. Ha dato i suoi frutti. Soddisfatti? Certo che si. Tra i pezzi arrivati ce ne sono molti che ci piacciono. Fortunatamente non saremo noi a decidere quali saranno scelti per il podcast. Sarebbe davvero dura.

Ascoltando quali dischi avete capito di voler fare musica vostra?
Nicola: sin da piccolo ho sempre avuto una grande passione per la musica, iniziando da dj, passione che ho poi accantonato per concentrarmi sulla mia attività produttiva. Ero sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma, soprattutto, di qualcosa che suonasse differente ...direi Front 242 "Front by front".
Lino: era il 1978, il mio primo 45 giri,"The robot" dei Kraftwerk. Da lì in poi molti altri dischi hanno contribuito alla mia scelta di far musica. Tra i tanti citerei, senza ombra di dubbio, Devo "Are we not man?" e John foxx "Metamatic".

Meglio in studio o dal vivo?
Son due lati della stessa medaglia. Non troviamo una grande differenza fra le due situazioni. Certo, dal vivo abbiamo molta più libertà di interagire con il materiale audio che proponiamo. In effetti partiamo da semi per far fruttare il nostro stimolo creativo così da rendere ogni live un set unico. In studio si ha l'opportunità di essere molto più riflessivi. In entrambi i casi lavoriamo sodo per ottenere il massimo.

Sul vostro sito è presente una lista interminabile di macchine sonore. Quali sono le vostre preferite e perchè?
Di certo i synth analogici. Di recente Nicola ha autocostruito dei piccoli giocattolini, tra i quali un piccolo synth composto da 8 oscillatori e 2 sequencer. I sequencer li ha ricavati da un kit di lucine ad intermittenza, di quelli che si trovano alle bancarelle dei cinesi. Molti altri synth li abbiamo trovati scavando nelle cantine dei negozi e spulciando giornali di annunci di compra/vendita dell'usato. E' una ricerca partita agli inizi degli anni '90, anni che combaciavano con l'avvento dei nuovi strumenti digitali. Tutti abbandonavano le vecchie macchine svendendo dei veri e propri gioielli per poche lirette. Con sole 200 mila delle vecchie lire comprammo l'Ms 10, con altre 150 una Tr 606 insieme ad un Poly 800. Pensa che una volta entrammo in negozio dove il giorno prima avevano dato via una Tr 909 nuova di zecca ancora imballata per sole 200 mila lire!

E gli strumenti etnici, cosa ci fanno nel vostro studio?
Ma anche tanta ferraglia ...non so se hai notato lo xilofono di tubi innocenti. Tra i tanti ascolti la musica etnica ritaglia il suo spazio. Non ti nascondiamo che molti dei suoni che usiamo sono stati ricavati campionando appunto quegli strumenti di cui hai visto le foto .

Hefty, Afe, Mousikelab ed una manciata di net label. Il prossimo passo?
Di questi tempi fare delle previsioni è un po' difficile. Sono ormai diversi anni che siamo in contatto con Laboratory instinct (A Guy Called Gerald, Atom Tm, Freeform, Daedalus etc...) avevamo concordato di far uscire il nostro ultimo lavoro entro la fine di quest'anno, purtroppo hanno dovuto bloccare la produzione. Per il momento aspettiamo e vedremo cosa ci offrirà il futuro. Intanto ci rintaniamo nel nostro nuovo studio.

Retina: dove sta l'accento ?
Dove meglio credi ...libero arbitrio!

Mi regalate l'MS 10 ?
E' come se ci avessi chiesto un braccio.

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POMPEILAB "Live Report" - 2008

Interviewed by Nicola Garofano- 09.2008 | http://www.pompeilab.com/php_template/article.php?cat_id=01&art_id=0026

RETINA.IT Due o tre cose sulla musica elettronica

Serata di spessore al Pompeilab dal respiro internazionale, quella che ci hanno regalato i Retina.it. Gli intellettuali della musica elettronica, esecutori in tutte le sue forme, che attraverso modulatori, filtri, tagli e missaggi creano sonorità che animano la nuova scena del fenomeno dell’elettronica.
Grande performance dove hanno presentato alcuni dei nuovi brani del prossimo album in uscita, Brood, in collaborazione con John Hughes, il boss della Hefty Records, loro etichetta discografica.
Quindi, gli inediti Brood XIII e Attack Lemanu, si sono mescolati a Zucchine alla scapece, Apeiron brani che fanno parte della raccolta Semeion. Lino Monaco e Nicola Buono, i Retina.it, hanno fortemente voluto che la loro esibizione fosse accompagnata dalle immagini di tre grandi video maker, perché, dicono: la musica elettronica, si dice che è poco comunicativa, perché c’è poco da vedere, quindi, si ha l’esigenza di un elemento visivo per catturare l’attenzione e, l’elettronica si sposa ben volentieri all’immagine, al contenuto video.
Antonello Matarazzo con la sua Metamorfosi dei Volti, grande esponente del Medialismo che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, molto apprezzato alla Biennale di Venezia, i suoi video sono trasmessi frequentemente dalla Rai, etc.
Pier Paolo Patti, la sua opera raffigurava la Caccia, con elementi che ben si accumunavano bene al Pompeilab. Come vicino, infatti, ha un macello. Patti predilige installazione con immagini cruenti e noir, opere disturbanti, come nella sua seconda istallazione, Apercezione tematica 2, dove si vede un uomo che viene soffocato da una maschera antigas.
Infine, i vjing, Cuttincats, che con la loro tecnica di tagliare immagini e ricomporle, hanno creato un’atmosfera psichedelica, quasi disco light dai variegati colori.
Per i digiuni di musica elettronica ci siamo fatti spiegare due o tre cose dal leader dei Retina.it, Lino Monaco.

Il vostro ultimo album ha per titolo, Semeion. Cosa significa e, che importanza date a questo nome?
Semeion, deriva dal greco, e significa segno, indizio. Essendo una compilation questo titolo si adattava bene. Tutti segni lasciati in passato dal 2001 al 2006 e, ricollezionati per l'occasione. Vi è anche qualche inedito, come Oiu, un titolo che non ha un significato.

Con quale criterio avete scelto i pezzi da inserire?
La scelta dei pezzi è stata fatta direttamente dall’etichetta, più che da noi. John Hughes, il nostro discografico, preferiva mettere su cd le varie tracce uscite in 12’ pollici nel 2001: Apeiron, Per Assurdo, Comunicazione Postmoderna, Civiltà meccanica.

Sempre titoli strambi, ma gli date un valore?
Non sempre rivestiamo di significato un titolo, dipende dal grado di follia che stiamo attraversando in quel momento

Anche il nome del gruppo, Retina.it…
Retina significa ‘a retina pe’ piatt. No, scherzo, ma abbiamo questa mania, quasi pseudo scientifica, di trattare la musica elettronica come un elemento di ricerca e, ciò ti porta a scegliere dei nomi improbabili. Comunque, Retina si presta a diverse interpretazioni. Può essere benissimo, tanto la retina per i piatti che la Retina (Ercolano) osservata da Plinio quando veniva coperta dalla lava.
La vostra musica elettronica è pura o subisce delle influenze?
La contaminazione è inevitabile in tutti i generi. Cerchiamo sempre di non essere troppo contaminati, ogniqualvolta ci accorgiamo di ciò, ci allontaniamo. Anche se è musica elettronica, c’è molta improvvisazione. Quando siamo in studio, abbiamo l’abitudine di registrare anche delle lunghe sessioni, per poi editare quello che abbiamo registrato e, quindi di levigare anche le probabili influenze.
Prima era diverso, non si aveva questa tecnologia che ti consentisse di fare un editing accurato. Prima si usava registrare, tutto quello che improvvisavamo, su un registratore digitale, per cui da lì usciva la traccia. Non avevamo dei punti fissi, tutto quello che si ascoltava era la reale esecuzione, in quel momento, del testo.

Ma quali sono gli strumenti usati nella musica elettronica?
Ormai si può fare musica elettronica solo avendo un laptop, un computer. Uno strumento che si trova in tutte le case. Per chi è appassionato e, inizia ad avere dei punti di riferimento, che sono gli strumenti esterni, oggetti fisici e non virtuali, ricreati dal computer, esiste un panorama di strumenti che va dal synth digitale al modulare analogico,strumento che veniva usato anche negli anni 70, il cui suono ricreato è dovuto dalle combinazioni dell’energia elettrica, che poi alla fine diventa suono attraverso passaggi, filtri, modulatori, etc.

Abbinate anche un testo alla musica?
Siamo nati con l’idea di fare solo musica elettronica. La voce è uno strumento che, fino ad oggi, non ci ha mai stimolato. Abbiamo usato campioni di voce, tagliuzzamenti etc. Ma la voce usata come strumento, melodia, come aggancio portante per il pezzo non ci ha mai interessato. Pensiamo che la musica elettronica senza voce si presta bene agli scleri mentali.

Pensate, in futuro, di utilizzare anche la voce?
Proprio in questo periodo abbiamo fatto un esperimento del genere, con la mia voce. Io prima cantavo e, così abbiamo provato a mettere una strofa cantata su una traccia. È uscito un ottimo risultato e, quindi, non scartiamo l’idea che in futuro potrebbe avere dei risvolti.

Siete stati affiancati in compilation a nomi come Ryuichi Sakamoto. Che importanza date a questo?
È la classica masturbazione mentale. Sono artisti che abbiamo seguito, c’è anche Hosono, l’altro socio di Sakamoto, che appare in una compilation insieme a noi. Tutto ciò, sempre grazie alla Hefty, che ha un buon gusto musicale nel mettere insieme i pezzi e, scegliere gli artisti. Noi abbiamo fatto anche un remix di Sakamoto, Plantasho, che si può scaricare online su Stop-rokkasho.org, un tributo che ha fatto Sakamoto sulla questione dell’energia nucleare in Giappone.

State preparando un nuovo album di inediti?
C’è il lavoro, in via di definizione, che abbiamo fatto con John Hughes a Chicago, dove siamo andati diverse volte e, abbiamo preparato una serie di tracce, tra cui Brood XIII e Attack Lemanu, che abbiamo presentato al Pompeilab. Il titolo del progetto si chiama Brood, cioè, il fenomeno che si è avuto durante la nostra visita a Chicago. Ogni diciassette anni c’è un invasione di cicali Brood X, una specie rara che ha un ciclo riproduttivo di 17 anni, covano le uova e, dopo diciassette anni si schiudono e, Chicago si copre di miliardi di cicali e, si spostano sempre in sciami immensi con un solo suono all’unisono, che noi abbiamo registrato, quindi sulle nostre prossime tracce si sentiranno cantare le cicali.

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